11.02.2019 15:08 di Redazione CatanzaroSport24 Twitter: @catanzarosport  articolo letto 4563 volte
© foto di Luigi Putignano/TuttoLegaPro.com

Il TAR di Catania dà ragione a due tifosi del Catanzaro “daspati” nella città etnea dopo il match del 10 novembre scorso e il castello accusatorio che ha portato 37 sostenitori delle aquile a non poter seguire la squadra del cuore durante le partite dei giallorossi vacilla e avrà un effetto "domino" che porterà all'assoluzione della maggior parte dei soggetti coinvolti.  

I FATTI E LE REAZIONI

Come si ricorderà un gruppo di tifosi del Catanzaro era giunto alla fine del primo tempo allo stadio "Massimino". Motivo del ritardo “un vetro rotto”. Durante il tragitto che li portava all’impianto sportivo nel momento del primo gol del Catanzaro era andato in frantumi un vetro divisorio del mezzo dell'Amt, questo aveva portato gli uomini della della Digos di Catania a identificare e poi sanzionare con 37 Daspo i tifosi presenti senza alcuna distinzione.

“Il personale della “Squadra Tifoserie” della Digos ha avviato una mirata attività investigativa, incentrata principalmente sull’esame delle immagini registrate dal personale del Gabinetto regionale di polizia scientifica, che con riprese video ha identificato con certezza i singoli supporter del Catanzaro che hanno viaggiato nell’autobus Amt divenuto oggetto di danneggiamento. Le persone identificate sono state ritenute responsabili del reato di danneggiamento aggravato e, nel caso di uno di essi, anche del reato di minacce nei confronti di incaricato di pubblico servizio. Alla luce di tutti gli elementi di colpevolezza emersi nel corso dell’attività investigativa descritta si è proceduto a denunciare alla locale autorità giudiziaria T. A. di anni 35, per i reati di violenza privata e minacce e altri 36 sostenitori del Catanzaro calcio (alcuni dei quali pregiudicati per reati commessi in occasione di manifestazioni sportive) sono stati indagati in stato di libertà per i reati di danneggiamento aggravato in concorso. Nei confronti dei 37 supporter catanzaresi il Questore di Catania procederà alla emissione dei provvedimenti Daspo.”

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Questo uno stralcio della nota diramata dalla Questura di Catania. La vicenda aveva fin da subito indispettito le istituzioni catanzaresi che avevano espresso molti dubbi sulla generalizzazione del reato e sui provvedimenti sommari adottati. Nonostante gli interventi da parte del Presidente dell’US Catanzaro Floriano Noto, del Sindaco, nonché Presidente della Provincia di Catanzaro, Sergio Abramo, del Presidente del Consiglio Comunale Marco Polimeni e dell’On.le Wanda Ferro, con tanto di interrogazione al Ministro dell’Interno Matteo Salvini, i 37 DASPO sono arrivati puntuali come un orologio svizzero.

Le domande che a suo tempo un po’ tutti si erano posti è se un vetro rotto può essere imputato a 37 singole persone. Una vicenda che lasciò molto amaro in bocca aprendo tanti interrogativi. Interrogativi che, alla luce della sentenza del TAR siciliano, volutamente ripetiamo: ma tutti e 37 i tifosi catanzaresi hanno partecipato a frantumare il vetro dell’autobus dell’azienda municipalizzata di Catania? Tutti e 37 i tifosi catanzaresi scandivano cori contro Catania? Ma, poi, questo è un reato? Perché se lo è allora chiudete gli stadi. In ogni partita di calcio, tra tifoserie rivali ci sono cori di scherno sia da una parte che dall’altra. E’ il sale del calcio. E ancora, tutti e 37 i tifosi del Catanzaro hanno minacciato l’autista invitandolo a condurre l’autobus con le portiere aperte?

Per il TAR di Catania, le indagini messe in piedi dal Questore etneo e dai suoi uomini si basano su prove labili, praticamente nulle. Riportiamo, qui di seguito, uno stralcio della sentenza che, sicuramente, farà da apripista per scagionare la maggior parte di tifosi del Catanzaro puniti col Daspo e magari porterà alla condanna del singolo o dei pochi colpevoli (qualora ci siano) ma non di tutti i sostenitori giallorossi presenti su quell'autobus.

LA DECISIONE DEL TAR DI CATANIA (clicca qui per leggere integralmente la sentenza)

“Il Collegio, infatti, osserva che l’Amministrazione se, da un lato, è titolare di un ampio potere discrezionale nella valutazione dei presupposti di pericolosità che giustifichino l’adozione della misura in esame, dall’altro, non può prescindere dall’accertamento di fatti che siano strettamente riconducibili alla persona dell’interessato, non potendo ascrivere responsabilità presunte sulla base di elementi privi di riscontri certi ed obiettivi [...].

Con riguardo al caso in esame, il Collegio rileva che il ricorrente ha contestato qualsivoglia propria responsabilità in ordine ai fatti posti a fondamento dell’impugnato provvedimento, sostenendo tanto l’accidentalità della rottura del vetro divisorio interno all’autobus sul quale si trovava, quanto la propria estraneità rispetto alle condotte minacciose e violente che, secondo quanto accertato dalla Questura, si sarebbero perpetrate ai danni del mezzo di trasporto comunale e della persona del conducente.

Trattandosi, come detto, di un provvedimento restrittivo della libertà personale, il DASPO presuppone un accertamento della responsabilità dell’interessato che, sebbene non debba necessariamente superare la soglia del ragionevole dubbio propria della disciplina della responsabilità penale, deve quanto meno essere contraddistinto da una elevata probabilità comprovante il coinvolgimento personale del singolo individuo in relazione ai fatti a lui contestati, non potendosi all’uopo ritenere sufficiente il criterio del più probabile che non, né potendo l’Amministrazione valersi delle presunzioni di responsabilità e o di colpevolezza proprie della disciplina contemplata dal codice civile.

Al riguardo, occorre, infatti, considerare che, secondo quanto sancito dall’art.13 Cost., la libertà personale è inviolabile e può essere limitata esclusivamente da un motivato provvedimento giudiziario nei soli casi e modi prestabiliti dalla legge oltre che, eccezionalmente, da provvedimenti dell’autorità di pubblica sicurezza suscettibili di successiva convalida da parte dell’autorità giudiziaria.

Se, dunque, il DASPO limita un bene di per sé definito inviolabile dalla nostra Costituzione, come la libertà personale, è quanto meno necessario un accertamento rigoroso dei fatti che ne giustifichi l’adozione nei confronti del destinatario, onde evitare illegittime compromissioni della sfera personale dell’individuo da parte dell’Autorità di Pubblica Sicurezza.

Nella fattispecie in esame, il Collegio ritiene che l’accertamento dei fatti condotto dalla Questura di Catania non soddisfi i richiamati requisiti di elevata probabilità che dovrebbero contraddistinguere l’affermazione della responsabilità del destinatario dell’impugnato provvedimento. Gli elementi acquisiti, infatti, sono principalmente basati sulle dichiarazioni rese dal conducente dell’autobus ove si è consumato l’episodio in contestazione, ed ossia da un soggetto che, proprio in quanto impegnato alla guida del veicolo per ragioni di servizio, non poteva (come infatti dal medesimo affermato e riconosciuto) identificare i singoli protagonisti dell’accaduto, anche perché sottoposto alle pressioni subite ad parte di un tifoso catanzarese, questo sì identificato, che lo hanno costretto ad aprire la portiera del veicolo durante il tragitto percorso per accompagnare la tifoseria della squadra ospite allo stadio. La sua deposizione, quindi, nella parte in cui afferma che “tutti i passeggeri davano pugni e pedate nei confronti dei vetri, degli schienali e di ogni oggetto contenuto nella vettura…” non può ritenersi di per sé sufficiente a comprovare la responsabilità individuale del ricorrente in ordine ai fatti a lui contestati, mancando la prova di un coinvolgimento personale di quest’ultimo in relazione agli episodi descritti. Il difetto di istruttoria dedotto dal ricorrente quale vizio di legittimità dell’impugnato provvedimento è, pertanto, riscontrabile dagli atti e giustifica l’accoglimento del ricorso, essendo a carico dell’Amministrazione l’onere della prova fatti costituenti fonte di responsabilità per il ricorrente.

Di conseguenza, il motivo di ricorso con il quale è stato dedotto l’eccesso di potere per carenza di istruttoria è fondato e, per l’effetto, il provvedimento impugnato va annullato.

[...]

LE SPESE DA PAGARE 

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Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Quarta) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla l’impugnato provvedimento.

Condanna il Ministero dell’Interno alla rifusione delle spese processuali sostenute dal ricorrente che liquida nella misura di € 650,00 a titolo di rimborso Contributo Unificato e di € 2.411,20 a titolo di compensi, ivi incluso rimborso forfettario, C.P.A. ed I.V.A., come per legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

LA DOMANDA SORGE SPONTANEA

E ora chi paga? I cittadini ovviamente...